VISITE GUIDATE IN VIDEO

LA PUBLISYSTEM EDITOR PROMOTOURING, editrice della Guida Turistica e di TRT Radio Termoli, in collaborazione con la TURISMOL, presenta:

VISITE GUIDATE IN VIDEO 

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(nella foto da sinistra: Lucia Checchia, Paola Palombino, Samantha Manti)

 Ringraziamo Maurizio Perrotta per le riprese ed il montaggio video

 

TERMOLI – IL BORGO ANTICO

(a cura di Dott.ssa Paola Palombino – Turismol)

 

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Il Borgo antico di Termoli sorge su un antico promontorio ricco di secoli di storia, cultura e tradizioni.

Molte ed incerte sono le ipotesi sulle origini etimologiche di Termoli: alcuni studiosi fanno derivare il nome da THERMULAE, per la presenza di antiche terme romane; altri, invece, da INTERAMNIA, dalla sua ubicazione tra due fiumi, il Biferno e il Sinarca; altri ancora da TRES MOLES, per via delle tre torri principali del sistema difensivo; e infine da TERMA o TERMINE, cioè città di confine con la Puglia. È altrettanto incerto identificare l’attuale Termoli con l’antica Buca, porto dei Frentani che Strabone colloca a 200 stadi, circa 40km, dal lago di Lesina.

L’individuazione di un preciso periodo storico cui far risalire il primo insediamento urbano nel territorio di Termoli non è cosa semplice. La città oggi si presenta suddivisa in due zone ben distinte per caratteri architettonici: il Borgo Vecchio, che si protende sul mare come una prua di una nave, e la Città Nuova, che si eleva dal livello del mare poco meno di 30m.

Qualunque siano le origini di Termoli, l’attuale borgo antico è frutto di successive ricostruzioni. Infatti, furono probabilmente gli abitanti di Cliternia, distrutta dai Visigoti nel 412 d. C., a scegliere il piccolo promontorio su cui è situato il borgo vecchio che, i Longobardi prima e i Normanni poi, delimitarono con cinta muraria.

Per secoli, fino al 1847, gli abitanti di Termoli hanno vissuto all’interno del borgo che è di natura peninsulare. L’impianto urbano del borgo conserva caratteristiche tipiche dei borghi medievali, quali la cinta fortificata, l’impianto a spina di pesce, i vicoli stretti, tortuosi, a volte ciechi o con pittoresche scalinate, che si adattano all’andamento irregolare del territorio. Il 1847 segna per il borgo antico l’inizio di una serie di trasformazioni seguite alla visita, e alla conseguente autorizzazione, di Ferdinando II a costruire fuori dalle mura. Venne definito il tracciato dell’attuale corso Nazionale lungo il quale si sarebbe avviata la costruzione della Città Nuova. Conseguentemente, seguì la demolizione di parte delle mura vicino al Castello per creare un nuovo accesso al borgo.

Termoli fu fortificata nel VI secolo, sotto la dominazione longobarda, attraverso una solida cinta muraria alternata a torrette. Successivamente fu ampliata sia in epoca normanna che in epoca sveva, e infine riedificata nel 1945. Delle torrette dislocate lungo le mura oggi restano la torretta Belvedere e i ruderi della torretta Tornola.

Il borgo antico, nei secoli, ha subito molti danni e devastazioni a causa dei terremoti e delle incursioni saracene come quella del 1566, la più tremenda ad opera di Pialì Pascià rievocata  storicamente ogni anno il 15 agosto, dei diversi terremoti, dell’assalto dei Veneziani nel 1240 e degli Inglesi nel 1813.

Affacciandosi dalla cinta muraria è possibile osservare il trabucco, tipica costruzione in legno sul mare utilizzata per pescare. È costruito in legno di pino d’Aleppo. Secondo alcuni storici locali il suo utilizzo risalirebbe addirittura al tempo dei Fenici e, sicuramente, rappresenta il più antico strumento di lavoro ancora in uso tra i pescatori che operano lungo le coste del medio-basso Adriatico. I trabucchi sono frutto di secoli di esperienza e di numerosi tentativi susseguitisi ad ogni mareggiata che distruggeva, anche solo in parte, la stratificazione precedente. Vista l’importanza del pesce nell’economia cittadina e nella cucina molisana, molti sono i sistemi di pesca adottati e i piatti tipici preparati con diverse varietà di pesce.

All’interno del borgo si trovano anche i due monumenti più importanti della storia della cittadina termolese: il Castello, che è il simbolo più rappresentativo della città, un’icona senza tempo, l’idea stessa della città, è stato forse voluto da Federico II  di Svevia come torre di vedetta sull’Adriatico e denota un periodo di splendore intorno al XII e XIII secolo; e la Cattedrale, in stile romanico dove sono conservati i corpi dei santi patroni della città, San Basso e San Timoteo, risale ad un’antica costruzione del XI secolo, che oltre a testimoniare la presenza di un vescovo e quindi di una diocesi, è anche il fulcro del borgo, luogo verso il quale confluiscono strade e vie.

Essendo la vita marinara storicamente legata con quella civile della città, le ricorrenze e le tradizioni di Termoli sono molto legate al mare, come testimonia la peculiare festività di San Basso, celebrata annualmente il 4 agosto, nella quale un simulacro del santo viene portato in processione su diverse imbarcazioni fino a ritornare nella città vecchia.

Visitando il borgo antico si ha subito la sensazione di rivivere la tipica realtà marinara di un tempo, tra i sapori, l’arte e gli antichi mestieri.

 

TERMOLI – LA CATTEDRALE

(a cura della Dott.ssa Samantha Manti – Turismol)

 

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La Cattedrale di Termoli, nel cuore del borgo antico, è dedicata a Santa Maria della Purificazione. È stata dichiarata monumento nazionale nel 1885 ed elevata a Basilica minore nel 1947 dalla Santa Sede. All’interno sono custodite sia le spoglie di San Timoteo, discepolo di San Paolo, che quelli di San Basso, entrambi patroni della città di Termoli.

 La cattedrale, a pianta romanica, poggia le sue basi su un’antica chiesa precristiana risalente all’XI secolo come testimoniano il giro delle tre absidi e i resti dei mosaici raffiguranti elementi zoomorfi molto simili a quelli rinvenuti anche nell’antica Gerusalemme. Durante il XII secolo due terremoti compromisero gravemente la sua struttura: questo ne determinò la ricostruzione. Autorevoli studiosi, supponendo che il cantiere sia rimasto aperto per circa un secolo, ritengono verosimile che si siano succedute varie generazioni di maestranze che hanno operato sull’iniziale bozza di progetto romanico della pianta e sull’impianto ornamentale della facciata, dove sono presenti numerosi richiami alle costruzioni di scuola federiciana, come l’uso del brecciolato corallino, nonché elementi di esperienze artistiche orientali, quali tralci e foglie stilizzate.

La facciata è divisa in due zone da una cornice marcapiano. La parte superiore è frutto di un intervento di ricostruzione del XV secolo, dopo che un terremoto provocò il crollo del campanile e della copertura della navata centrale. Il rosone, inserito nella parte superiore della facciata, è molto semplice ed è delimitato da quattro cerchi concentrici decorati con foglie. Nella parte inferiore, si trovano sette arcate di cui quella centrale, chiamata lunetta e che un tempo era tutta dorata, che è più ampia per contenere il portale. Ogni arcata incornicia una bifora fiancheggiata da colonnine variamente lavorate. Nelle bifore vi erano dei altorilievi ma l’unico rimasto integro è il primo a sinistra, dove è raffigurata la scena dell’Annunciazione tratta, però, dai vangeli apocrifi. Infatti, la vergine Maria non sta pregando come siamo abituati a vederla ma tessendo la lana. Ai lati delle bifore vi sono figure di animali, leoni o grifi, nell’atto di trattenere animali più piccoli, simbolo della vittoria del bene sul male. Nella lunetta vi è il rilievo, molto corroso, della Presentazione al Tempio, detta anche Purificazione.

Ai lati del portale, le due mensole, ora pensili, dato che le due colonne intrecciate sulle quali poggiavano sono andate distrutte, reggevano quattro statue poste a coppie. Oggi resta integra solo quella a sinistra che raffigura San Basso, mentre dei resti riamasti su quella a destra è stata riconosciuta la figura di San Timoteo.

Costeggiando la cattedrale, sono visibili anche due croci stilizzate tipiche dei templari a testimonianza del loro passaggio: una si trova a destra della facciata; l’altra sul lato vicino alla porta murata, un tempo ingresso dei non battezzati.

Entrando nella cattedrale si percepiscono immediatamente l’ampio spazio riservato al presbiterio, eccessivamente rialzato rispetto all’area assembleare, e il marcato senso ascensionale.

L’interno è a tre navate absidate divise da pilastri cruciformi. Il presbiterio è sopraelevato sulla cripta alla quale si accede dalle navate laterali. Queste sono coperte con volte a crociera, mentre la navata centrale è coperta con capriate lignee, a causa del crollo durante un terremoto. Fa da sfondo alla navata centrale una croce dipinta realizzata nel 1983 dal pittore veneziano Luciano Pelizzari. Ai lati del crocifisso sono raffigurati a destra San Timoteo e a sinistra San Basso.

L’interno della cattedrale subì delle modifiche col tempo. Il suo stile romanico originario fu trasformato nel 1760 da monsignor Tommaso Giannelli vescovo di Termoli sovrapponendovi ornamentazioni in stile barocco, e, nel 1761, durante i lavori di restauro, è stato rinvenuto il corpo di San Basso, che secondo la tradizione venne traslateoda Nizza nel 575 dai Longobardi.

Negli anni ’30, il vescovo Oddo Bernacchia ripristinò lo stile romanico originario e, durante i lavori, tornarono alla luce le absidi e i frammenti di pavimentazione musiva che sono collocati ad una quota di 90 cm al di sotto dell’attuale piano della pavimentazione. Ma per ricordare il suo passato barocco, è stata costruita e deposta nella navata a destra una fonte battesimale in stile barocco.

L’11 maggio 1945, nella cripta, furono rinvenute  le spoglie di San Timoteo, con una lapide recante un’iscrizione latina datata 1239.

 

 

TERMOLI – IL CASTELLO

(a cura di Dott.ssa Lucia Checchia – Turismol)

 

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Circa le origini del castello di Termoli si è abbastanza incerti a causa della mancanza di documenti scritti.

Alcuni elementi sono tipici dell’epoca normanna, altri dell’epoca sveva, altri ancora di epoca più recente anche se non si esclude l’esistenza di una preesistente torre di origine longobarda.

Nel XIII secolo Termoli fu incorporata nel grande impero di Federico II di Svevia. In seguito al saccheggio dei Veneziani, avvenuto nel 1240, il castello appariva gravemente danneggiato e bisognoso di cure. Il castrum di Termoli, porta settentrionale della Capitanata, era situato in una posizione strategica e Federico II ne ordinò la ricostruzione: per questo motivo è detto SVEVO.

Quello che oggi appare ai nostri occhi è il frutto di numerose trasformazioni e adattamenti avvenuti nel corso dei secoli, vuoi per l’adattamento ai mutamenti di funzione vuoi in seguito ad eventi calamitosi quali ad esempio il violento terremoto avvenuto nel 1456 del quale restano tracce di lesioni in alcune pareti o a causa di invasioni straniere tra cui ricordiamo quella dell’incursione turca del 1566. Altri pesanti interventi sono avvenuti nel corso dell’Ottocento e dopo la seconda guerra mondiale. Con l’introduzione delle armi da fuoco alcune feritoie ad arciere sono state trasformate in archibugiere. Il nucleo centrale, di origine normanna, è costituito da un edificio a pianta quadrata completamente realizzato in mattoni, coperto da una volta a botte. Durante il periodo Svevo fungeva da cisterna; lo desumiamo dai resti di tubuli per la raccolta delle acque, dalla presenza di intonaco idraulico e dall’apertura quadrangolare ancora oggi visibile nell’angolo sud-ovest. La parte esterna si compone di due grandi volumi sovrapposti. Il basamento è a tronco di piramide con quattro torri semicircolari aggettanti su cortine murarie a scarpa. Il piano terra si compone di 4 grandi ambienti a pianta rettangolare con copertura a botte che fungevano da magazzino e deposito. La comunicazione tra piano terra e primo piano era garantita da scale in legno. Il primo piano, detto corridoio degli arcieri, era l’unico ingresso al castello al quale si accedeva mediante un ponte levatoio del quale restano visibili le fessure, le mensole in pietra sulle quali ruotava il meccanismo e una trave in legno. Il piano pavimentale era originariamente composto da ciottoli allettati con malta, ricoperti da paglia mista a carbone. Attraverso una scala lignea era possibile accedere al terrazzo dal quale, attraverso una scala retrattile in legno, era possibile accedere al donjon il quale si sviluppa su tre piani attualmente inaccessibili in quanto zona militare. Il castello ospita infatti la stazione meteorologica dell’aeronautica militare. All’esterno, sul lato dell’ingresso, sono stati riportati in luce tratti murari probabilmente ascrivibili all’epoca federiciana in funzione di battiponte. Al di sotto del ponte levatoio c’era un fossato. Nel 1799 i borboni utilizzarono la cisterna inferiore del castello come carcere. Alcuni disegni a carbone scoperti di recente potrebbero essere attribuiti a quel periodo. Dal 1885 il castello di Termoli è annoverato tra i monumenti nazionali e viene utilizzato per ospitare mostre e per celebrare matrimoni civili. Nonostante il suo aspetto sia mutato considerevolmente non è certo privo di fascino.

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